mercoledì 4 febbraio 2015

"I cipressi che a Bolgheri alti e schietti...


..."I cipressi che a Bolgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti,
Mi balzarono incontro e mi guardar."...

Così inizia l'ode Davanti a San Guido, pubblicata nelle Rime Nuove (libro V) dal poeta e scrittore Giosuè Carducci, primo autore italiano a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1906.


Questo post è un piccolo viaggio che vuole ripercorrere alcuni dei luoghi a lui più cari, legati alla sua infanzia...giusto il tempo di un weekend nella sua Maremma...

..."Quel tratto della Maremma che va da Cecina a San Vincenzo è il cerchio della mia fanciullezza e della mia prima adolescenza.
Ivi vissi, o, per meglio dire, errai, dal 1838 all'aprile del 1849"...                                             
Giosuè Carducci - Lettere


Giosuè Carducci nacque il 27 luglio 1835 a Valdicastello di Pietrasanta, nella Versilia lucchese.
Era figlio di Michele Carducci, medico condotto, e di Ildegonda Celli.
I problemi finanziari e la passione politica di suo padre lo portarono prima a Seravezza e poi a Pontestazzemese.
Infine nel 1838 il padre ottenne una condotta a Bolgheri, una frazione dell'allora Castagneto Marittimo (divenuto poi in onore del poeta Castagneto Carducci), nel feudo della famiglia Della Gherardesca.
La famiglia Carducci, con la cara paterna nonna Lucia vissero in questo borgo per dieci anni, da quando Giosuè aveva quattro anni a quando ne ebbe quattordici.

Bolgheri...
Dolce paese, onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme,
pur ti riveggo, e il cor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le pioggie mattutine.
         Giosuè Carducci - Traversando la Maremma toscana  (Rime Nuove)

Così scriveva il poeta dopo un viaggio in treno a Livorno. 
 

BOLGHERI


Il piccolo e tranquillo borgo, a due passi dal mare, reso immortale dai versi di Carducci, è circondato dalla campagna rigogliosa di viti e olivi.

Bolgheri profuma di poesia intima e domestica.

Il suo nome sembra derivi da una guarnigione di barbari di origine bulgara messi a presidio del castello.

Si accede a Bolgheri percorrendo una delle strade più belle d'Italia, una strada unica al mondo, dichiarata monumento nazionale, dichiarata bene d'interesse artistico e storico e patrimonio paesaggistico: il Viale dei Cipressi.

Viale dei Cipressi
Giosuè Carducci stava percorrendo in treno la strada che lo riportava a Bologna quando la vista del paesaggio, e soprattutto di questo viale. suscitò in lui ricordi e sensazioni accompagnate da un profondo senso di rimpianto.

Ma il ricordo fanciullesco del Viale dei Cipressi di Carducci non corrisponde all'attuale visione che ne abbiamo noi, in quanto all'epoca di "Carducci bambino" i cipressi non arrivavano ancora sino a Bolgheri, il tratto di strada da S. Guido a Capanne non era ancora stato ultimato.

La sistemazione del viale, o meglio, dell'ottocentesco "stradone" sterrato che dalla Via Regia, l'attuale Via Aurelia, portava a Bolgheri, venne attuata a partire dal 1831 dal Conte Guido Alberto Della Gherardesca, pioniere di un'agricoltura moderna.

Sia sulla Via Regia che sul primo tratto dello "stradone " furono inizialmente piantati pioppi a forma di cipressi che erano adatti ai luoghi paludosi.
Nel 1832 il Granduca visitò il podere della famiglia Della Gherardesca e la strada fu abbellita e ultimata.

Sorse però un problema: i pioppi erano appetibili per gli animali selvatici, soprattutto bufali allo stato brado.
Fu così necessario sostituire i pioppi con piante di cipressi, i Cupressus Sempervirens Piramidalis, dal gusto amarognolo.

I primi esemplari furono portati via mare fin a San Vincenzo e sussessivamente arrivarono da Firenze e da Pisa, e si crearono vivai in zona.
In due anni giunsero 3582 piante.

Viale dei Cipressi
La sostituzione nell'ultimo tratto vicino al borgo degli ulivi con i cipressi, venne attuata dal Conte Ugolino Della Gherardesca e la strada quindi fu ultimata nel 1911.
Nel 1954 fu poi asfaltata.

Il numero di cipressi lungo i 4962 m di strada (dall'Aurelia al romitorio di S.Sebastiano, a 250 m dal castello), è di circa 2540 piante, che arrivano fino a 15/16m d'altezza.
Dagli anni Sessanta/Settanta i cipressi sono stati attaccati dal Seiridiun Cardinale, il "cancro dei cipressi" che ha colpito 400 piante.
Si è intervenuti col taglio della chioma di alcuni di essi o con la sostituzione con cloni della stessa specie (attuata dal CNR).

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la ferrovia lungo la Via Aurelia
obelisco dedicato a G.Carducci





Come ho già detto il Viale dei Cipressi è perpendicolare alla Via Aurelia, che viene percorsa parellelamente dalla ferrovia.
E' dove il viale ha inizio che nel 1907 (un anno dopo la morte di Carducci), il Conte Giuseppe Della Gherardesca fece erigere un obelisco in onore del poeta, e sul quale sono effigiati alcuni versi della poesia che ha reso così celebri questi luoghi.


versi della poesia "Davanti a S.Guido" sull'obelisco commemorativo
Poco distante si trova l'Oratorio di S.Guido, fatto erigere dal Conte Simone Maria Della Gherardesca nel 1703 dedicandolo al santo antenato della famiglia, vissuto nel XI/XII secolo.

Oratorio di S.Guido
Oratorio di S.Guido

Il santo era figlio di Ugolino "Malaparte" e visse da eremita quarant'anni in una grotta.
Quando il 20 maggio 1134 morì, le campane dei dintorni suonarono spontaneamente e S.Guido fu ritrovato ricomposto in una bara da lui costruita. 
Le sue spoglie riposano nel Duomo di Pisa.


L'oratorio serviva per celebrare la Messa anche durante la mietitura e per i viandanti sulla Via Regia.



Di forma ottagonale, l'oratorio ha una porta con frontone semicircolare, sormontata da una lapide commemorativa.

(Al nostro passaggio l'oratorio era chiuso)

 
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Poco dopo aver incominciato a percorrere il Viale dei Cipressi, si giunge al piccolo borgo di S.Guido, costruito dal Conte Camillo Della Gherardesca nel '700 durante i lavori di bonifica, e ristrutturato tra il 1951 e il 1955.

borgo di S.Guido
cappella del borgo di S.Guido
E' costituito da appartamenti destinati al personale della Tenuta S.Guido, (produttrice del famoso vino Sassicaia), con annesse le scuole elementare e materna, lavatoi, teatrino/cinema e una cappella.
Tutto il luogo è ben curato e gli edifici sono ricoperti da piante di rose che li rendono molto romantici.

particolare del borgo di S.Guido
particolare del borgo di S.Guido
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Dopo aver percorso quasi 5 Km di viale si arriva alla novecentesca Chiesa di S.Sebastiano.

Chiesa di S.Sebastiano
Questa chiesa fu utilizzata per le sepolture dei Conti Della Gherardesca.
La facciata è a campana a mattoni rossi.
La chiesa è ad aula unica.
(al nostro passaggio era chiusa)
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Poco oltre sempre sullo stesso lato, quasi adiacente all'entrata al borgo, si trova la Chiesa di S.Antonio fatta costruire dal Conte Simone Maria Della Gherardesca nel 1686 per commemorare la liberazione di Budapest dai Turchi (1683) da parte dei Cristiani.

Chiesa di S.Antonio
Questa chiesa veniva usata per la benedizione del bestiame, visto che S.Antonio ne è il patrono.

facciata della chiesa di S.Antonio
La facciata della piccola chiesa ad aula unica presenta lo stemma in pietra della famiglia.
(al nostro passaggio era chiusa)

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Eccoci giunti all'ingresso del borgo, a cui si accede valicando l'arco sotto la torre merlata del Castello di Bolgheri Della Gherardesca.

lapide commemorativa del rifacimento della torre
Anticamente il castello del duca Allone detto "Sala di Allone" si trovava nella località di Castelvecchio.
Allone era un condottiero a cui Carlo Magno aveva affidato la difesa dai pirati saraceni della Tuscia Marittima.
torre merlata del castello di Bolgheri

Il castello è di origine medievale e dal XII secolo è di proprietà della famiglia Della Gherardesca.


Nel 1496 il castello di Bolgheri fu assediato e distrutto dall'Imperatore Massimiliano I di Germania, che fece una strage degli abitanti del borgo.

Nel '500 il castello e il paese furono ricostruiti da Simone Maria Della Gherardesca.

Nel XVIII secolo si costruirono le cantine della tenuta vinicola.
La forma del castello attuale è settecentesca con tocchi ottocenteschi: del 1895 è la facciata con la torre merlata.
Attualmente è proprietà della famiglia dei conti Zileri Dal Verme.
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Appena entrati nel borgo sulla destra si trova la Chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo, la più antica testimonianza architettonica della zona.

Chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo
La chiesa ha una facciata a campana con conci di pietra squadrati di origine medievale (1050).

L'interno è in stile finto medievale.
Un arco ribassato separa la zona del vestibolo dal resto dell'aula.
Finti specchi marmorei ricoprono la parte bassa delle pareti.

interno della chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo
Il tabernacolo è di stampo medievale.
I Santi titolari sono rappresentati sulla porta per la sagrestia.

tabernacolo e decorazioni finto medievali della chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo
La chiesa fu restaurata ed abbellita nel 1902.
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Subito dopo la chiesa, in una piccola piazzetta, sorge la casa della Bionda Maria, ovvero di Maria Banchini dai capelli biondi, figlia di mugnai, il primo amore di Carducci, alla quale il poeta scriveva lettere e che fu l'ispiratrice di Idillio Maremmano:

..."O amor mio primo, o d'amor dolce aurora.
    Ove sei? Senza nozze e sospirosa
    Non passasti già tu : certo il natio
    Borgo ti accoglie lieta madre e sposa;
    Ché il fianco baldanzoso ed il restio
    Seno ai freni del vel promettean troppa
    Gioia d'amplessi al marital desio."
..."meglio era sposare te Bionda Maria..."

casa della Bionda Maria
targa commemorativa della Bionda Maria con versi dell'Idillio Maremmano
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Si giunge quindi a Piazza Alberto dove si trova la casa Carducci, dove visse la famiglia sino a quando, il 21/22 maggio 1848, alcune fucilate colpirono la dimora nel pieno della notte.
Il padre di Giosuè Carducci si era inimicato il prete del borgo per le sue idee politiche e sobillava i contadini con idee rivoluzionarie: era questo un avvertimento!
La famiglia Carducci si dovette spostare a Castagneto Marittimo (oggi Castagneto Carducci).

casa Carducci
targa commemorativa della presenza nel borgo di Giosuè Carducci
Di fronte alla casa dove visse Carducci c'è una statua in cotto della nonna Lucia, Lucia Galleni, la nonna paterna di Carducci.

statua della nonna Lucia
targa commemorativa della nonna Lucia
La nonna alla quale Carducci era molto affezionato, morì di tisi nel 1842, e venne seppellita nel piccolo cimitero cinquecentesco di Bolgheri, dove una targa murata nell'obitorio ne ricorda la figura con frasi tratte dalla poesia "Davanti a S.Guido"...

..."Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giú de’ cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
80Parvemi riveder nonna Lucia;

La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch’è sí sciocca
84Nel manzonismo de gli stenterelli,


Canora discendea, co ’l mesto accento
De la Versilia che nel cuor mi sta,
Come da un sirventese del trecento,
88Pieno di forza e di soavità.

O nonna, o nonna! deh com’era bella
Quand’ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest’uom savio la novella
92Di lei che cerca il suo perduto amor!

— Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
96Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
100E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. —

Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
104Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero
Ove non penso di posarmi piú:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
108Tra quegli altri cipressi ermo là su."...

cimitero di Bolgheri
qui riposa la nonna Lucia
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C'è nel borgo un ultimo riferimento alla poesia "Davanti a S.Guido": un "asino bigio" s'affaccia dal balcone di un'abitazione...

..."Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
116E a brucar serio e lento seguitò."
" l'asin bigio "
Bolgheri è tutta qui, tra stradine lastricate, case adorne di fiori, botteghe di prodotti tipici ed enoteche che vendono i famosi ed apprezzati vini della zona, e il ricordo del piccolo concittadino che è divenuto un grande della letteratura italiana.







E a proposito di vini...non si può passare in mezzo ai terreni coltivati a viti, senza recarsi a degustare un bicchiere di Bolgheri Sassicaia, o Ornellaia, o Bolgheri Superiore, o Bolgheri Rosso.

pergolato d'uva a Bolgheri
viti nella zona di Bolgheri
è l'ora della vendemmia
interminabili filari d'uva
Il Sassicaia, nato dall'assemblaggio di Cabernet Sauvignon con Cabernet Franc, o con Merlot ed eventuali dosi minori di Petit Verdot e Syrah, è una delle eccellenze enologiche italiane.
www.bolgheridoc.com

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CASTAGNETO CARDUCCI


A poco più di una dozzina di chilometri da Bolgheri, percorrendo la Via Bolgherese, la Strada del Vino costeggiata da vigne nobili e ulivi argentati, cantine, poderi e aziende agricole, si giunge a Castagneto Carducci dove Carducci con la famiglia dimorò dal 1848 al 1849, dopo essersi, come già detto, dovuto allontanare da Bolgheri.
Casa Carducci
Vi ritornò poi ospite dal 1879 al 1894.






La famiglia Carducci alloggiò nella casa di Odoardo Espinassi Moratti oggi divenuta il Centro Casa Carducci, dove sono conservati alcuni ricordi del poeta.










 Orario: inverno  martedì/venerdì      10.00/13.00
                           sabato/domenica    15.00/18.00
             estate    tutti i giorni             10.00/13.00    16.30/19.30

Casa Carducci
Per ricordare Giosuè Carducci davanti al Municipio, un tempo Palazzo Pretorio, è stato posto un busto che ritrae il poeta.

busto di Giosuè Carducci
busto di Giosuè Carducci
Nel Palazzo Pretorio si trova anche il Museo Archivio Carducci - Parco Letterario.

Municipio e Museo Archivio Carducci

Castagneto Carducci sorge sulla sommità di una collina.
Il suo nucleo originale è costituito dal castello Della Gherardesca costruito intorno all'anno mille.

Castello Della Gherardesca e chiesa di S.Lorenzo
Il castello, oggi proprietà privata, subì varie modificazione dall'epoca della sua costruzione.
Il capostipite della famiglia Della Gherardesca fu il longobardo Wilfrid di Ratcauso (divenuto poi San Walfredo), che quando decise di farsi monaco donò i suoi possedimenti, tra i quali anche Castagneto, al monastero benedettino di S.Pietro in Palazzuolo (754).

Castello Della Gherardesca
Castagneto lega la sua storia alla lotta contro questa famiglia per gli usi civili e per il dispotismo assoluto esercitato dai Della Gherardesca divenuti conti nel 1161.

Nel XII secolo Enrico VI di Svevia donò  il castello di Castagneto a Pisa come riconoscimento per averlo aiutato a conquistare i territori dell'Italia meridionale.
I Della Gherardesca divennero in questa occasione capitani di giustizia.

accesso alla chiesa di S.Lorenzo
torretta di guardia






















Castagneto subì gli attacchi e i saccheggi di Alfonso d'Aragona re di Napoli, di Carlo VIII di Francia e dell'Imperatore Massimiliamo I.

Nel 1421 Castagneto poté darsi statuti autonomi, ma le lotte con la famiglia Della Gherardesca proseguirono anche nei secolo successivi.

Castello Della Gherardesca
Anche il padre di Giosuè Carducci si scontrò con i soprusi della nobile famiglia e fomentò gli animi degli abitanti di Castagneto.
Per questo la famiglia dovette nuovamente trasferirsi.

Lungo le mura del castello si trova la chiesa di S.Lorenzo, pieve nel 1212 e usata a lungo come cappella del castello.

chiesa di S.Lorenzo
La chiesa, che subì molti restauri, venne utilizzata anche come foro o sala consiliare.
Nel 1926 fu trasformata dal conte Walfredo Della Gherardesca.

La facciata è a capanna affiancata da una torre campanaria costruita nel 1929/1931 con le pietre delle rovine del castello di Donoratico.

Il portale è anticipato da un arco scavato nella cinta muraria e sulla chiave di volta vi è lo stemma dei Della Gherardesca.

navata della chiesa di S.Lorenzo
L'interno è affrescato con le storie dei Santi della nobile famiglia (S. Walfredo, la Beata Gherardesca e il Beato Gaddo): S.Guido è raffigurato insieme a sei scene della sua vita.

S.Guido e scene della sua vita
affreschi di Santi della chiesa di S.Lorenzo
affreschi di Santi della chiesa di S.Lorenzo
Gli affreschi novecenteschi celebrano le glorie della famiglia.
Il soffitto è a capriate lignee.
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Di fronte alla chiesa di S.Lorenzo si trova la Chiesa del S.S.Crocifisso.
Costruita nel 1587 deve l'attuale aspetto neogotico al rifacimento del 1922 voluto da Walfredo Della Gherardesca.

chiesa del S.S.Crocifisso
portale con Cristo morto



La facciata è a capanna.
Il portale è sovrapposto da una lunetta con mosaico di Cristo morto.
Sul lato destro della chiesa il portale reca lo stemma della famiglia Della Gherardesca.




All'interno è conservato in una teca chiusa un grande crocifisso di scuola pisana proveniente dal monastero di S.Colombano (Donoratico).
(al nostro passaggio la chiesa era chiusa)







Il paese si sviluppa in modo concentrico intorno al castello, con vie, vicoli e scalinate.

via di Castagneto Carducci
scorcio di Castagneto Carducci


via di Castagneto Carducci
piazzetta di Castagneto Carducci
via di Castagneto Carducci
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Per concludere una giornata "poetica" non manca che una serata "romantica" da trascorrere magari a San Vincenzo, una cittadina di turismo balneare sulla Costa degli Etruschi, menzionata anche da Giosuè Carducci nelle sue Lettere (vedi sopra).


RISTORANTE                                    LA PERLA DEL MARE
                                                           www.laperladelmare.it
                                                           Via della Meloria 9
                                                           0565 702113
                                                           339 8119272
                                                           57027 San Vincenzo

...a pochi passi dal mare
GIUDIZIO
Posizionato in riva al mare su una spiaggia di sabbia finissima, questo locale è la location giusta per godersi una rilassante cena su una terrazza a due passi dalle onde.
La sala ristorante di forma semicircolare è arredata con sobrietà ed attenzione dei particolari, come anche la mise en place.
 
sala ristorante
sala interna
terrazza sul mare
mise en place
Curiosi di assaggiare più piatti tratti dalla carta menù, abbiamo optato per il menù degustazione "Forza 7", composto da 7 portate di preparazioni a base di pesce: una mise bouche, tre antipasti, due primi piatti, un secondo piatto, un pre-dessert e un dessert.

mise bouche: alice fritta
domino: tegole di mandorle, crudo di pescato, caprino, lime, zenzero
spiedino di pesce "ritrovato" su insalata di sedano croccante e melone
polpo "cotto basso basso" e la sua maionese
gnocchi soffiati, palamita in due cotture
spaghetti "croccanti" con vongole e cozze
Ricciola, mela verde e scalogno
pre-dessert
dessert "Perla del Mare"
I piatti ben presentati e descritti attentamente dal personale, erano ben equilibrati nei sapori, ricercati negli accostamenti degli ingredienti, e davano la possibilità di degustare il pesce pescato in questo lembo di mare.

Le cotture erano sapienti, a parte quella degli spaghetti "croccanti", troppo "croccanti" per i miei gusti (ovvero troppo al dente).

Un "bonus" in più per il pane fatto "in casa": ottimo quello alle noci, particolare quello al nero di seppia.

vari tipi di pane
Un buon indirizzo dunque, e un buon rapporto qualità/prezzo, tenendo presente che il pesce è una materia prima costosa.


CONCLUSIONI
La Maremma toscana di Giosuè Carducci ha un fascino particolare, un sentimento buono che ti inebria come il profumo di pane appena cotto, come il profumo delle vinacce dell'uva appena pigiata, di bacche odorose, le "coccole aulenti" di un altro Vate della Letteratura.
Difficile percorrere il Viale dei Cipressi senza recitare quei versi che bambini abbiamo imparato a memoria cercando d'immaginare di entrare nei ricordi del poeta bambino, facendo emergere quelli della nostra fanciullezza.
A volte, anzi sempre, una poesia può condurre lontano...

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