lunedì 4 maggio 2015

Roma: il Foro Romano (sezione centrale)


La nostra passeggiata continua nella zona centrale del Foro, il cuore del sito archeologico.

La Piazza del Foro è una zona lastricata al centro del Foro, originariamente  destinata alle assemblee popolari pubbliche.


Piazza del Foro
La pavimentazione era inizialmente in terrabattuta (VII secolo a.C.), sostituita poi da un lastricato di lastre di travertino tenute insieme da grappe di piombo, e più volte rifatta in epoca repubblicana.
Quello che oggi si può vedere risale al periodo posteriore agli incendi del 14 e del 9 a.C. che distrussero gran parte del Foro.

pavimentazione del Foro Romano
La Piazza del Foro rimase per tutta l'età repubblicana (V/I secolo a.C.) un'area priva di monumenti.
In età imperiale invece perse d'importanza essendo stati costruiti i Fori Imperiali, e quindi vennero eretti monumenti di vario tipo.

Piazza del Foro
Piazza del Foro
Sul lato meridionale infatti vi sono sette basamenti in laterizi che un tempo sostenevano colonne onorarie erette negli anni della Tetrarchia. Due di queste colonne sono state rimesse in loco.

basi delle colonne onorarie
Al centro della Piazza vi era la statua equestre di Domiziano, l'Equus Domitiani, che celebrava la vittoria dell'imperatore sui Germani (81-96 d.C.) e che fu rimossa dopo la sua uccisione.

Nell'angolo occidentale della Piazza la struttura in calcestruzzo rivestita di marmo potrebbe essere il basamento della statua equestre dell'imperatore Costantino, la Equus Costantini.

Nella zona a nord vi è un'area rettangolare, recintata in blocchi, lasciata priva di lastricato sin da epoca antica, l'Aiuola di Marsia.
Nell'aiuola, dove vi era la perduta statua del sileno Marsia, sono stati ripiantati i tre alberi sacri ai Romani: un ulivo, una vite e un fico (sotto il quale la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo).

Aiuola di Marsia
Alcuni pozzetti quadrati di epoca cesariana erano le entrate di gallerie, dove erano posizionati dei montacarichi per i giochi gladiatori nel Foro.

Sul lato corto nord-occidentale della Piazza del Foro furono posizionati i nuovi Rostra riedificati da Cesare e ampliati da Augusto.
L'imperatore li aveva dovuti spostare per far spazio al nuovo Foro Imperiale che prese il suo nome.

Rostra
Rostra
E' la tribuna dalla quale gli oratori parlavano al popolo.
Il nome deriva dalle prue metalliche, i  rostri di bronzo, delle navi latine che i Romani nel 338 a.C. presero nella battaglia di Antium e che decoravano il monumento (si vedono ancora i fori ai quali erano sostenuti).
Il basamento, sormontato da una piattaforma, da un lato aveva una forma curvilinea in blocchi di tufo, rivestita di marmo.
Su di esso vi erano alcune colonne sormontate da statue.
Erano decorati con statue di magistrati e di personaggi che si erano distinti o sacrificati in onore della Repubblica.

Rostra
E' difficile immaginarsi dai sui resti come doveva essere in epoca romana questa tribuna, ma se si guarda il rilievo su uno dei fornici minori dell'Arco di Costantino, dove vi sono rappresentati i Rostra, si può avere un'idea di come appunto apparisse dalla Piazza del Foro.

raffigurazione dei Rostra sull'Arco di Costantino
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L'ultimo monumento ad essere stato costruito nel Foro è la Colonna di Foca.

Colonna di Foca (sull'estrema sinistra)
Venne innalzata questa colonna scanalata alta 13m, con capitello corinzio (colonna del II secolo d.C. proveniente da un altro monumento), in onore del centurione eletto imperatore di Bisanzio nel 602 d.C. Niceforo Foca, dopo che aveva fatto uccidere il suo predecessore Maurizio e i suoi cinque figli.

Colonna di Foca



La colonna sormontata da una statua in oro, fu eretta dalla Chiesa in onore dell'imperatore per ringraziarlo di aver riportato la pace in Italia, per aver conservato la libertà e soprattutto per aver fatto dono alla Chiesa del Pantheon, che venne trasformato nella chiesa di Santa Maria ad Martyres.

Presso la Colonna di Foca sul pavimento vi è l'iscrizione in lettere capitali di bronzo che attesta il rifacimento del lastricato a cura di Lucius Naevius Surdinus, pretore urbano nel 12 a.C., dopo l'incendio del 9 a.C..







Poco più a est di quest'iscrizione in un'area ad un livello più basso del pavimento di epoca augustea, vi è un basamento di forma circolare aperto nel centro, forse un pozzo, e due incassi rettangolari , forse basamenti di altari: è questo il leggendario Lacus Curtis.

Lacus Curtius e calco del rilievo della leggenda
Si raccontava che in questo luogo paludoso fosse caduto a cavallo il capo sabino Mettius Curtius nella battaglia tra Romani e Sabini.
Un'altra leggenda invece vede protagonista il nobile romano Marco Curzio che qui si gettò in una voragine sacrificandosi per rispettare le volontà di un oracolo.
Un calco (l'originale si trova nei Musei Capitolini) di un rilievo in marmo greco che rappresenta la leggenda.

rilievo originale del Lacus Curtis (Musei Capitolini)
Ma c'è anche una versione forse più veritiera: da Gaio Curzio nel 446 a.C., per ordine del Senato, venne recintato il luogo dove un fulmine cadendo aveva creato una voragine.

Qui vicino vi è una cavità rettangolare, detta dei Doliola, il luogo dove sarebbero stati seppelliti dei vasi sacri a Vesta all'epoca dell'incendio appiccato dai Galli (390 a.C.).
I vasi ritrovati erano del VII secolo a.C.
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La Basilica Giulia è l'edificio rettangolare (101 m X 49 m), parallelo alla Piazza del Foro, che sorse nell'area compresa tra il Tempio di Saturno e il Tempio dei Castori.

Basilica Giulia (vista dalla terrazza della Domus Tiberiana)
Basilica Giulia
E' l'edificio più grande del Foro.
E' costeggiato dal vicus Iugarius e dal vicus Tuscus, due strade che provengono dal Tevere.


La Basilica Giulia, fatta costruire da Cesare dal 54 a.C.,  prese il posto delle Tabernae Veteres e della Basilica Sempronia, fatta costruire dal censore Tiberio Sempronio Gracco (padre di Tiberio e Gaio), nel 169 a.C., dove un tempo sorgeva la casa di Scipione l'Africano.

Basiica Giulia
La Basilica Giulia fu ultimata da Augusto, e dopo un incendio ricostruita e dedicata ai suoi due figli adottivi Lucio e Gaio, ma mantenendo il suo originale nome.
Nuovamente danneggiata da un incendio fu ricostruita da Diocleziano.

Basilica Giulia
Della basilica a cinque navate rimangono solo il podio e qualche scalino in marmo bianco.
Un unico pilastro in marmo con semicolonna è stato rialzato sul lato verso il Foro, sul lato dove vi era l'entrata all'edificio.

pavimento della Basilica Giulia
L'edificio era ricoperto in marmi bianchi.
Il pavimento della grande sala centrale a tre livelli era in marmi policromi.  

pilastro con semicolonna dorica della Basilica Giulia
La sala centrale, la sede del tribunale dei centumviri (in età repubblicana era un'assemblea rappresentativa del popolo romano, composta da 105 giudici), era circondata su tutti i quattro lati da due portici concentrici, poggianti su pilastri in laterizio e travertino (le basi che si vedono nella basilica sono ricostruzioni moderne).

Basilica Giulia
In essa grazie a tramezzi di legno potevano esserci contemporaneamente quattro tribunali.
Nella basilica venivano svolte anche attività finanziarie.

La piazza era frequentata abitualmente da oziosi che passavano il tempo giocando: ciò e testimoniato dai tavolae lusoriae, giochi incisi sul pavimenti e sui gradini della basilica.

scalini davanti alla Basilica Giulia
gioco delle "fossette"sui gradini della Basilica Giulia
Due statue trovavano posto vicino alla facciata: due basi portano la scritta opus Polycliti e opus Timarchi, dei due scultori greci.

Basilica Giulia
Nella zona sud della basilica trovavano posto diciannove tabernae, costruite in blocchi di tufo rosso e travertino tra il 12 a.C. e il 12 d. C.
Avevano piani superiori e pavimenti in marmo.
Erano uffici o sedi di corporazioni.

tabernae della Basilica Giulia
tabernae della Basilica Giulia
























Lungo il vicus Iugarius vi sono i resti in tufo giallo di un edificio altomedievale, di forma quadrangolare, costruito nel X secolo, appoggiato alla navata della basilica.

edificio altomedievale e vicus Iugarius
Il suo ingresso era ortogonale alla via, mentre una piccola finestra con una transenna di marmo a cancello si apriva sulla strada.
Il livello stradale medievale della strada si era notevolmente alzato.

edificio altomedievale (ingresso)
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Sul lato sud-orientale della Piazza del Foro si trova il Tempio dei Dioscuri, o come erano più soliti chiamarlo i Romani, il Tempio dei Castori, privilegiando il nome di uno dei due gemelli divini, Castore e Polluce.

colonne del Tempio dei Dioscuri
Un'antica leggenda narrava che durante la battaglia presso il lago Regillo del 499 a.C. tra i Romani e i Latini, che volevano aiutare Tarquinio il Superbo a riconquistare Roma, i due cavalieri gemelli apparvero e guidarono i Romani verso la vittoria.
Castore e Polluce abbeverarono i loro cavalli alla Fonte di Giuturna, posta vicino a dove sorse il tempio a loro dedicato.

Come in Magna Grecia (probabilmente il loro culto proveniva da Taranto) erano i protettori dell'aristocrazia, così a Roma erano gli dei tutelari della nobiltà.
Il tempio fu voluto dal dittatore Aulo Postumo Albino perché ne aveva fatto voto e venne inaugurato dal figlio nel 484 a.C. e poi fu più volte restaurato.
Ogni anno, il 15 luglio anniversario della battaglia, gli equites (i cavalieri), facevano una parata in ricordo la vittoria.

Tempio dei Dioscuri
La facciata del tempio era rivolta verso la Piazza del Foro.
Aveva 19 colonne scanalate corinzie di marmo pario sormontate da un'architrave, 8 sulla facciata e 11 sui lati lunghi (oggi ne rimangono solo tre appartenenti al restauro operato da Tiberio).
Un blocco marmoreo del suo podio venne utilizzato come base per la statua del Marco Aurelio sul Campidoglio.
Il tempio aveva originariamente decorazioni in terracotta e l'aspetto di un tempio italico.

Tempio dei Dioscuri (visto dalla terrazza della Domus Tiberiana)
A volte nel suo interno si riuniva il Senato e venivano anche verificati i pesi e le misure.
Nel podio, tra i basamenti delle colonne, vi erano i negozi dei banchieri, dei cambiavalute e dei barbieri.
La parte anteriore al podio venne utilizzata come tribuna oratoria.
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Tra il Tempio di Vesta e il Tempio dei Castori, ai piedi del Palatino, si trovava la più importante fonte per l'abitato arcaico : la Fonte di Giuturna.
La fonte dalle acque salutari veniva considerata una divinità: la ninfa Giuturna, sorella del re dei Rutuli Turno.

Fonte di Giuturna
In epoca repubblicana monumentalizzarono la sorgente: un bacino quadrato rivestito in marmo aveva nel centro un piedistallo rettangolare con un gruppo statuario marmoreo rappresentante i Dioscuri (ritrovato nel bacino a pezzi).

Fonte di Giuturna
Il cippo marmoreo con scolpiti i Dioscuri, i genitori Leda e Giove, e Giuturna, posto presso il bacino è un calco.
Il tempietto dedicato a Giuturna, un po' più a sud del bacino, è sormontato da un'iscrizione dedicata alla ninfa.
Davanti al tempietto vi è un pozzo con iscrizione e un altare.

area della Fonte di Giuturna
L'edificio posto dietro la fonte era la sede dell'amministrazione delle acque e degli acquedotti.

Fonte di Giuturna e Oratorio dei Quaranta Martiri (visti dalla terrazza del Domus Tiberiana)
L'ambiente di epoca traianea posto a sud della Fonte di Giuturna fu trasformato in un oratorio cristiano: l'Oratorio dei Quaranta Martiri, che ricorda il martirio di quaranta soldati cristiani in Armenia, condannati a morire congelati nelle fredde acque di uno stagno, durante le persecuzioni di Diocleziano.

Oratorio dei Quaranta Martiri e ingresso alla chiesa di Santa Maria Antiqua
Il complesso di edifici alla destra dell'Oratorio dei Quaranta Martiri, composto da una grande sala di epoca domizianea, tabernae di epoca adrianea, un ambiente quadrato scoperto dal quale, attraverso tre ingressi, si accede ad un'aula con quadriportico che si apre a sua volta su tre stanze, costituisce il raccordo tra il Foro e il Palatino: forse un vestibolo ai palazzi imperiali.

resti di edifici domizianei
Questo complesso potrebbe essere stato l'Athenaeum fatto costruire da Adriano, una specie di Università con biblioteca (ciò spiegherebbe le nicchie dell'edificio).
Forse il nome Athenaeum poteva essere legato al culto di Minerva (dea protettrice dello studio), che si praticava in questa zona del Foro, e dove erano affissi i nomi dei soldati congedati con onore.

Nel VI secolo d.C. una parte di questi ambienti furono trasformati nella chiesa di Santa Maria Antiqua (attualmente chiusa al pubblico per restauro).
La chiesa custodisce affreschi che vanno dal VII al IX secolo d.C.

ingresso alla chiesa di Santa Maria Antiqua
chiesa di Santa Maria Antiqua (vista dalla terrazza della Domus Tiberiana)
Attaccato a questo complesso vi è un grande edificio con grande cortile circondato da tabernae: sono gli Horrea Agrippiana, magazzini costruiti da Agrippa in epoca augustea.
Sulle rovine di questi magazzini e su di un tempio pagano di forma rotonda (il cosiddetto Tempio di Romolo), sorse nel VI d.C. la chiesa di S.Teodoro in Palatino.
Si narra che qui vi fosse anche stata la caverna dove la lupa allattò Romolo e Remo e sempre qui si conservasse la Lupa capitolina, prima di essere spostata in Laterano.
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Cesare fu ucciso nell'Area Sacra di Largo Argentina, nella Curia di Pompeo.
Il suo corpo fu portato nel Foro vicino alla Regia, dove venne cremato e fu alzata una colonna con la scritta "parenti patriae" ovvero "al padre della patria".
Al posto di questa colonna fu poi eretto il Tempio del Divo Giulio, Giulio Cesare divinizzato.


Del tempio che fu eretto nel 29 a.C. da Augusto, posizionato nel lato orientale del Foro, rimane solo il podio in opera cementizia.
E' qui che Marco Antonio pronunciò la sua orazione funebre in onore del dittatore assassinato.

Tempio del Divo Giulio
Un emiciclo costituisce la parte anteriore del podio.
In esso è posto un altare, corrispondente al luogo dove fu cremato il corpo di Cesare.
Dietro all'emiciclo fu poi eretto un muro.

emiciclo del Tempio del Divo Giulio
Era questo un tempio corinzio circondato da un portico.
La cella con la statua di Cesare era preceduta da sei colonne e altre due colonne erano poste sui lati lunghi.

Tempio del Divo Giulio
A questo podio o forse ad una tribuna posta davanti al tempio (Rostra ad Divi Iulii), erano probabilmente fissati i rostri delle navi di Antonio e Cleopatra che Ottaviano catturò ad Azio.

Arco di Augusto
resti dell'Arco di Augusto
Sul lato destro del tempio rimangono i pochi resti dell'Arco di Augusto, un arco a tre fornici eretto da Senato dopo la battaglia di Azio (per questo detto anche Arco aziatico).
Simmetricalmente posto dall'altro lato del tempio vi era un altro arco: l'Arco partico.


Orario:  ultima domenica di ottobre/15 febbraio      8.30/16.30
              16 febbraio/15 marzo                                  8.30/17.00
              16 marzo/ultimo sabato di marzo               8.30/17.30
              ultima domenica di marzo/31 agosto          8.30/19.15
              settembre                                                     8.30/19.00
              1 ottobre/ultimo sabato di ottobre              8.30/18.30
Costo:    12€ biglietto cumulativo (Foro, Palatino e Colosseo) valido 2 giorni
              GRATIS ogni prima domenica del mese


CONCLUSIONI
Abitando a Roma ho potuto visitare più volte il sito archeologico del Foro Romano, e ogni volta mi stupisco di come esso possa emozionarmi e offrirmi nuovi spunti di conoscenza.
Ho avuto infatti la possibilità e la fortuna negli anni di visitare (soprattuto quando l'accesso al Foro era gratis e fruibile per questo con più "leggerezza" e più volte), siti che ora sono in restauro, o che sono visitabili solo in alcuni orari o se il personale è disponibile.
Il Foro è un museo all'aperto in divenire, dove nuovi scavi portano alla luce sempre nuovi reperti, che a volte confutano e a volte confermano le conoscenze acquisite in precedenza.

 

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